
Aveva abbandonato il Master di Doha in lacrime, pochi minuti dopo essere scesa in campo per giocare il suo match contro Jelena Jankovic. Dinara Safina si era ritirata per quel dolore alla schiena con cui conviveva da tempo. Era il 30 ottobre, e con quell’evento si chiudeva la stagione del tennis femminile. E anche il suo breve regno da numero 1. Il suo forfait dava ancora più forza alla rivale di sempre, Serena Williams, che al vertice della classifica Wta era già tornata da qualche settimana, ma che con l’uscita di scena della rivale dal gran finale di stagione trovava una ulteriore legittimazione a ricoprire il ruolo della più grande. Click to continue »





Flavia non supera l’ostacolo Dinara. La Pennetta si ferma in semifinale al torneo di Cincinnati. La Safina vince con un punteggio nettissimo 6-2 6-0 e spezza il sogno azzurro. Spesso ingiocabile, la russa si è però trovata davanti una Pennetta forse un po’ stanca e in tono minore. Insomma, forse per Flavia contro la numero 1 del mondo la pressione si è fatta sentire. E, unita all’indubbia bravura della russa, ha costretto la nostra giocatrice alla resa.
A Roma avevano stradeluso. A Parigi un po’ meno. A Wimbledon, finalmente, le donne si fanno guardare. Una finale Williams contro Williams era la migliore possibile. Per il tennis delle due protagoniste. Ma anche per i personaggi che le sorelle americane hanno saputo costruire, e rendere così affascinanti negli anni. Serena e Venus, la finale che tutti aspettavamo. Serena è avanti negli Slam vinti (dieci a sette) ma a Wimbledon in passato ha fatto meglio Venus. Serena ha detto che spera di ritrovare il suo dritto, “andato alle Hawaii” ieri, durante la semifinale contro la Dementieva, battuta in tre set tiratissimi (6-7 7-5 8-6) mentre Venus, con la Safina, i suoi colpi ce li aveva già tutti, alla grande (6-1 6-0 il risultato contro la numero uno del mondo). Stati Uniti battono Russia 2-0. E adesso, è guerra in famiglia. 






