Il tennis che diverte: Gulbis vuole diventare grande





Fonte: usopen.org

Il titolo di Delray Beach, la vittoria contro Roger Federer a Roma e, sempre al Foro Olimpico, un’ottima prestazione anche contro Rafael Nadal. Sono state le tre punte di diamante della stagione per Ernests Gulbis. Che sembravano il trampolino di lancio per il grande salto. Quello che lui accarezza dall’inizio della carriera: diventare il numero 1. E invece, il lettone dal braccio d’oro continua con i suoi alti e bassi, con i suoi match capolavoro seguiti da cadute (più o meno) inspiegabili.

America e Asia, due (brutte) parentesi
Come quella al primo turno degli Us Open, ad opera di Chardy (fuori in tre set) o, molto peggio, come quella contro Dmitry Tursunov al torneo di Tokyo, primo turno. Non gli è andata bene neanche con Richard Gasquet, a Shanghai, sempre primo turno: out in due set, senza opporre la minima resistenza. Adesso Gulbis si ripresenta a Vienna per iniziare l’ultimo scorcio della stagione 2010. Peccato. Perchè a fine estate, con il ritorno sul veloce che dovrebbe esaltare il suo servizio, sembrava che le buone promesse della stagione sul rosso potessero essere mantenute: ai due Masters 1000 americani erano arrivate due sconfitte eccellenti (contro Soderling e Murray) al termine di convincenti battaglia, che sembravano il preludio per qualche cosa di meglio. Invece il lettone ha avuto ancora le sue (solite) brutte battute d’arresto.

Ma con Gumy la musica è cambiata
Eppure, Gulbis aveva detto di aver finalmente trovato la formula giusta per l’allenamento, con il nuovo coach Hernan Gumy, l’ex di Marat Safin, che lo segue ormai da un anno.  “L’anno scorso” ha raccontato in un’intervista a Deuce, il magazine dell’Atp, “non riuscivo ad allenarmi bene, a prepararmi per i tornei o a programmarmi in modo adeguato. Tutto deve essere pianificato con due o tre mesi di anticipo. Adesso so cosa devo fare, giorno per giorno. Prima mi allenavo bene per una settimana, poi, per quattro giorni, non facevo più niente. Così, mi capitava di andare a un torneo e giocare male. Adesso sono sempre pronto”. “Niente è paragonabile alla felicità quando vinci una partita” sottolinea. “Sono felice soltanto quando sono in campo”. Insomma, parole che sembravano confermare una serenità ritrovata.

La scalata sarà dura
C’è da augurarsi che quella asiatica sia stata solo una brutta parentesi per il tennista tutto genio, spettacolo e talento. Di certo, comunque, il cammino per salire non sarà facile. Negli ultimi dodici mesi Gulbis ha dato una programmazione ben precisa alla sua vita e sta imparando a moderare il suo carattere esuberante e a tratti anche un po’ immaturo, per imparare a padroneggiare uno sport molto complicato e complesso che, secondo le parole dell’ex professionista Atp Justin Gimelstob, richiede giocatori “capaci di conservare nello stesso tempo un’alta intensità e una calma distaccata”.

Questione di testa
“Non si tratta soltanto dell’influenza di Gumy” aggiunge Gulbis, che adesso sa bene che il solo talento non gli basterà per scalare il ranking. “Mi ha dato la mentalità giusta; mi ha fatto capire come lavorare in maniera consistente. Non mi piace quando mi dicono ‘Fai questo e questo. Non devi fare quest’altro’, come a scuola. Gumy ha un approccio diverso, da amico. Mi piace questo suo atteggiamento verso di me. E lentamente io sto cambiando. Non sono perfetto. Sto ancora facendo errori, ma sto imparando. Quando sono in campo, lotto sempre e cerco di mantenere i miei nervi ben saldi. Ancora, quando sono a casa, in Lettonia, mi capita di non allenarmi. Ma credo sia un processo di apprendimento, di crescita”. 

Successo e divertimento
Gulbis è entrato fra i pro nel 2004 e si è proposto subito come una minaccia per i big sconfiggendo Tim Henman al suo debutto in uno Slam, al Roland Garros, nel maggio del 2007. Poi, non è più riuscito a vincere in uno Slam fino al giugno 2008 quando, a 20 anni, ha fatto vedere il suo miglior tennis raggiungendo i quarti, dove ha perso contro il suo training partner d’infanzia Novak Djokovic. I risultati, battute d’arresto (sporadiche) a parte, stanno comunque dando ragione a un enfant prodige che sembra aver imboccato la via della crescita. Un talento come il suo, che sa trasformare a tratti il tennis in uno spettacolare ping-pong, tra dritti capolavoro e smorzate elettrizzanti, potrebbe scrivere davvero pagine importanti per la storia di questo sport. Intanto lui, della sua bella, e per ora unica, vittoria a Delray Beach, dice così: “Quel successo non è stato un sollievo. Sapevo che presto o tardi sarebbe arrivato. Ho sempre giocato a tennis perchè mi piace. Non sento la pressione. Lo faccio perchè mi diverto e per la mia famiglia”. Avanti così. Ma con un po’ di continuità in più.

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Scritto da isa il ott 28 2010. Registrato sotto Ernests Gulbis. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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