Us Open: Roddick e Berdych, il perchè di una caduta





Andy Roddick e Tomas Berdych che non superano la prima settimana degli Us Open. Chi se l’aspettava? “L’ipotesi era altamente improbabile in partenza, certo. Ma questo è il tennis. Lo sport dove nulla è impossibile. Nel vero senso della parola. Berdych cade dopo due Slam quasi perfetti. E dimostra ancora una volta quanto sia difficile stare in alto in uno sport così insidioso. Dove, a resistere ai vertici, sono davvero in pochi”. Claudio Mezzadri spiega così l’inspiegabile: il precoce, inatteso addio di due dei favoriti del torneo dal servizio solido e dalla palla pesante.

E mentre Roger Federer va avanti leggero e senza fatica (“Minimo sforzo, massimo risultato ieri con Beck”, dice ancora Mezzadri, “e lui sa quanto sia importante risparmiarsi nello Slam americano”), se ne vanno due giocatori che avrebbero potuto essere l’anima del torneo.

“Cominciamo da Roddick. Ha detto di aver saltato un torneo pre Us Open perchè credeva di avere dei problemi fisici, e così è arrivato qui poco preparato. Un giocatore con il suo genere di esperienza non può permettersi di fare un errore simile. I match di Roddick si reggono sempre su di un filo sottilissimo. Il servizio. Se l’avversario intuisce la traiettoria o se la sua battuta non funziona alla perfezione, i suoi match si complicano immediatamente e ci può benissimo scappare la sconfitta. Altri giocatori hanno parametri diversi, più vari. Lui no. Cede il servizio. Il match è perso. O quasi. Lui serve e basta. Non sa aggredire. Qualche allenatore in passato ha cercato di spingerlo a un gioco più d’attacco. Ma lui schemi diversi dal servizio-difesa non li ha mai assimilati. Gioca dietro, corre tantissimo, è spesso in ritardo. Quindi, senza la battuta è perso”.

Passiamo a Berdych. Il finalista di Wimbledon esce di fronte a un buon giocatore (pensavamo, niente di più di un buon giocatore) come Llodra. “Non ha mantenuto le promesse. Berdych gioca con grandissima potenza. Ha la prima e la seconda di servizio molto forti. E un ottimo dritto: le sue armi più importanti. Ma Llodra, che gioca sempre lo schema servizio-volée, che viene moltissimo a rete, che varia, non l’ha lasciato giocare, gli ha tolto il ritmo, gli ha dato fastidio. In più, l’ha incontrato nel momento del torneo in cui i top player sono più vulnerabili, il primo turno. Così, Berdych non è riuscito a confermarsi dopo il grande exploit”.

Due giocatori che invece hanno annaspato al primo turno, per poi andare via in scioltezza al secondo, sono stati Djokovic e Soderling. Per il serbo è possibile che a giocare a suo sfavore nel match d’esordio sia stato il gran caldo? “Djokovic dà spesso l’impressione di essere morto, di soffrire alla follia. Ma poi arriva al quinto, lotta come un matto e molto spesso vince. Su quell’atteggiamento di sofferenza, su quello show di espressioni dolorose e dolorifiche, inutile negarlo, spesso lui ci gioca. Perchè fisicamente è forte, e si vede. Che lui storicamente soffra il caldo è sicuro. Ma le scene di sofferenza fanno un po’ parte del suo personaggio. Quando la partita è dura è verissimo che un tennista spesso soffre fisicamente. Giovedì Federer si è dato una racchettata sulla tibia mentre batteva. E’ un dolore lancinante. Ma non l’ho mai visto roteare gli occhi per la sofferenza. E’ questione di carattere. Djokovic a volte fa le sue ‘scenette’ ma di energia ne ha da vendere anche se sembra sull’orlo dello svenimento”.

Soderling ha lottato tantissimo in avvio con lo sconosciuto Haider-Mauer per poi vincere in tre set con Dent. “Lo svedese fa un po’ più fatica con il suo gioco sul cemento e lo ha dimostrato nel match di apertura. E’ probabile che stia adattando i suoi colpi al veloce. E di certo, in questo senso, il suo grande servizio gli dà una grossa mano”.

A soffrire nel match d’esordio è stato anche Rafael Nadal… “Nadal lo si vede vincere difficilmente in partite rapide. Non è sembrato al meglio al suo esordio. Per andare avanti bene nel torneo, deve alzare il livello. Ma sappiamo molto bene che un giocatore come lui  può arrivare in finale anche dopo quattro, cinque match più che combattuti. Di certo, per quello che ho visto, deve migliorare. E poi, qui a New York, molto più che negli altri Slam conta arrivare freschi in fondo. Con il SuperSaturday degli americani (semifinale uomini il sabato, insieme con la finale donne) i giocatori sono costretti a fare semifinale e finale a circa 24 ore di diustanza. E chi fatica troppo il sabato rischia di arrivare la domenica troppo stanco per affrontare il big match. E’ una programmazione dettata dalle televisioni che ritengo profondamente sbagliata dal punto di vista sportivo”. D’altra parte, business is business.

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Scritto da isa il set 3 2010. Registrato sotto Andy Roddick, Articoli, Novak Djokovic, Parla Claudio Mezzadri, Robin Soderling, Tomas Berdych. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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