Dall’inferno al paradiso: così Djokovic
ha capovolto il match della grande paura
Sì, lo ammette. Novak Djokovic, ieri notte, contro il suo connazionale e compagno di Davis Viktor Troicki, ha avuto paura di perdere. Una maledetta paura di perdere. “Sei lì, fisicamente non sei al tuo meglio, e vedi che il tuo avversario mette dentro prime palle e vincenti. E tu sei esausto. Sono momenti con cui qualsiasi atleta deve misurarsi. Ma ne sono venuto fuori e questo è quello che mi importa”.
Sotto due set a uno e un break. Troicki che serve alla grande e che sembra non calare mai. Gli Us Open che si volatilizzano. Come e quando Nole è riuscito a dare la svolta? Quando ha sentito che il match stava tornando a pendere dalla sua parte? “Credo sia stato a metà quarto set. Quando ho cominciato a leggere il suo servizio un po’ meglio. Quando ho fatto il break, naturalmente questo mi ha dato più fiducia, e sono tornato in partita. Continuavo a dirmi ‘ok, lui adesso tira un servizio vincente’. Stava servendo alla grande. Per tutto il match il suo servizio è stato incredibile. Non l’avevo mai visto servire in questo modo, e questo gli dava un sacco di punti gratis, ha messo dentro tanti ace, tanti vincenti. Così continuavo a dirmi ‘non mollare, l’occasione giusta arriverà. Si stancherà anche lui’. E in condizioni come quelle in cui giocavamo, con quelle temperature, in un match così lungo, così è avvenuto. Si è stancato anche lui. E quando ho avuto la mia chance, l’ho sfruttata. E ho vinto”.
Vi conoscete molto bene, tu e Viktor? “Ci conosciamo da tantissimo tempo. Siamo cresciuti insieme giocando da juniors. Ci siamo allenati insieme per molto tempo. Ci conosciamo credo da quando avevo nove anni. Il mio primo torneo l’ho giocato da Under 10. Ho vinto al primo turno e poi ho incontrato Viktor al secondo turno. E mi ha distrutto. Continuiamo a parlare di quella volta. E siamo anche ottimi amici da molto tempo. Abbiamo vinto molto insieme, con la Coppa Davis, molti match. Abbiamo vinto il campionato a squadre europee Under 18 insieme. Abbiamo condiviso tanti bei momenti. Non è mai facile giocare contro un tuo amico. Nel nostro match qui a New York non è stato fortunato perchè ha giocato davvero bene. E’ stato per un bel po’ di tempo lui il migliore in campo. E gli è andata male”.
E’ una sfida in più giocare contro qualcuno con cui hai un rapporto importante? “Certo. Cerchi di avere il tuo atteggiamento vincente quando vai in campo. Sei un professionista. Fai quello che devi fare. Devi cercare di vincere, senza considerare chi c’è dall’altra parte della rete. C’è sempre, in qualche momento, un po’ più di rispetto, un atteggiamento migliore nei confronti del tuo avversario perchè lui è un tuo caro amico”. Ha servito alla grande. Cosa c’era di particolare nella sua battuta? “Ha fatto moltissimi ace. Ha fatto molti punti gratis. Sono sicuro che ha messo dentro l’80% di prime nel match (in realtà la percentuale è stata del 69% ndr). Il suo servizio ha funzionato meravigliosamente: buoni angoli, e gli dava la possibilità di fare il punto facilmente. E’ stata una grande arma per lui”.
Parlando di colpi vincenti, Djokovic non ha visto il famoso video di Federer che colpisce un barattolo sulla testa di una persona con il servizio e non ha visto neanche il colpo sotto le gambe di Federer nel match con Dabul. “No, ho visto il punto dal vivo l’anno scorso, quando mi è passato vicino. Ed è stata un’esperienza sufficientemente traumatica. Quando Viktor ha cercato di fare la stessa cosa, ho pregato ‘No, no, per favore. Sbaglia. Non mi mettere di nuovo in imbarazzo’”. E l’anno scorso, quando è successo con Federer? “Ero sceso a rete. Facevo quello che il mio coach vuole che faccia: coprivo il lungolinea. Ero lì, concentrato sulla palla. E tutti hanno applaudito. Io ho applaudito”. E’ qualcosa che puoi fare nelle tue imitazioni? “No, assolutamente. Non sono bravo come lui in questo. Preferisco stare molto attento con la mia racchetta…”.
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