Toronto, Federer vince con “Panda” Llodra
“Bello giocare il tennis vecchio stile”
Roger Federer vince con un avversario della “vecchia scuola” serve and volley, Michael Llodra (7-6 6-3), con il qualificato Kevin Anderson Rafael Nadal mette in mostra un tennis di livello ben maggiore rispetto a quello del turno d’esordio (6-2 7-6), Novak Djokovic, come sempre molto altalenante, ritrova fiducia con Hanescu (6-3 6-4), Andy Murray lascia per strada un set ma convince comunque contro Gael Monfils (6-2 0-6 6-3). Ci saranno dunque tutti oggi, ai quarti di finale di Toronto, i primi quattro del mondo. Federer avrà l’occasione di prendersi la sua rivincita contro Tomas Berdych, che lo ha eliminato nella sua adorata Wimbledon. Guarda su atpworldtennis.com una sintesi degli ottavi di ieri
Nadal-Kohlschreiber, Murray-Nalbandian e Djokovic-Chardy completano il quadro della giornata. Roger Federer ha disperatamente bisogno di fare risultato se vuole avere la chance di risalire da quel numero 3 in classifica che, nonostante le dichiarazioni (“essere il numero 3? non mi cambia la vita”), è intuibile che gli sta stretto. A Toronto l’impressione è che la fiducia e la tranquillità siano finalmente ritornate.
Ieri, ha accompagnato con sorrisi e scherzi lo scambio della maglietta con Michael Llodra dopo il match. “Mi ha detto che la voleva per i suoi bambini” ha detto Federer nella conferenza stampa. “Gliel’ho data volentieri. Lo conosco da quando aveva 16 anni. Non potevo certo dirgli di no”, sorride.
E poi, glielo doveva, visto il “favore” che gli ha fatto Llodra di permettergli di giocare una partita “vecchio stile”. “Sì, è divertente giocare in quel modo una volta ogni tanto”, ammette scherzando Federer. “Un po’ mi manca quel tennis ‘old fashion’. Il tennis che giocavo alla fine degli anni Novanta, fino al 2000. Allora trovavo molti avversari che facevano quel tipo di gioco, soprattutto sul veloce indoor. Erano molti di più i giocatori specialisti della terra o del cemento più lento e gli specialisti del veloce e dell’erba. Oggi quella distinzione non esiste più. Tutti giocano su tutte le superfici e il tennis è cambiato moltissimo. Ma è stato divertente giocare contro Michael qui a Toronto”.
I punti veloci e brevi che hai giocato nel match erano dovuti all’avversario o al lavoro con Annacone? “Credo che quello con Llodra sia uno di quei match in cui per forza gli scambi sono corti. Uno di quei match in cui preferisci tirare una volée che un passante. Lui è un buon volleatore, è bravo a rete, ed è per questo che con lui cerchi di andare avanti prima nel punto, perchè altrimenti se fai un gioco passivo, sarà lui a prendere l’iniziativa, e poi tu devi salvarti con un passante in corsa. Questo non è quello che ti conviene fare. Così penso che questa sia una delle ragioni per cui con Michael ho giocato in attacco”.
Quali sono le differenze più importanti tra giocatori come Llodra e quelli di oggi? “Quello che vedo è che oggi i giocatori servono meglio. Tutti ormai superano i 200 all’ora. Fino a qualche tempo fa, chi superava i 200 erano gli specialisti del servizio. Oggi è la norma. Sulla seconda palla, si serve sempre dai 150 in su, mentre prima si serviva a 130, 150. Credo che sia migliorata la risposta, ma in generale il gioco di volo è peggiorato. Quindi i giocatori oggi sono meno bravi nel gioco di attacco rispetto a qualche anno fa”.
Come vi siete messi in contatto tu e Paul Annacone? “Ho parlato con Tim (Henman ndr) della mia idea. Volevo mettermi in contatto con Paul da tanti anni, perchè lui è sempre stato molto disponibile con il mio team in passato, quando lavorava con Henman e con Pete. Mi sono reso conto quest’anno che era il momento giusto per avvicinarlo. E così è stato”.
Cosa pensi del ruolo del coach nel tennis? Qual è il suo compito? “Credo che dipenda dal carattere del giocatore. Alcuni danno più peso all’allenatore, altri meno. Io ho avuto un tipo di carriera molto particolare, e sono diventato numero 1 al mondo senza avere un coach. So che posso gestirmi da solo, ma a questo punto della mia carriera ho bisogno di aiuto su tutti i fronti, perchè la mia famiglia è cresciuta e le cose da fare sono molto aumentate. Quanto ai giocatori in generale, hanno bisogno di sapere che cosa è più importante per loro. A volte può trattarsi soltanto di un amico che viaggia con loro, con cui stanno bene insieme. Per quello che mi riguarda, io voglio che i miei coaches abbiano una grande libertà, che mi diano input, stimoli. Non ho mai avuto scontri con i miei allenatori, sono anzi contento se mi criticano. Ho bisogno di diventare un giocare migliore. Ed è per questo che penso che il mio rapporto con i miei coaches è sempre stato ottimo. Sono stato sempre molto fortunato, ho sempre trovato coaches molto bravi. Vedremo come andrà adesso con Paul”.
URL breve: http://www.specialetennis.com/?p=6732



















Scrivi una replica