Claudio Mezzadri a tutto campo sullo Slam Usa:
Federer cerca la conferma, Nadal la sua America
“I sorteggi degli Us Open hanno dato a Nadal il compito più difficile. Nalbandian possibile avversario già agli ottavi, Isner e Querrey, e poi Murray candidato alla semifinale. Per Federer apparentemente il cammino dovrebbe essere più agevole”. La pensa così Claudio Mezzadri, che commenterà con Stefano Ferrando sulla tv della Svizzera italiana i match degli Us Open, a cominciare da lunedì.

I due principi
“Il torneo si apre sotto il segno del ritorno di Roger Federer” continua. “A Toronto e a Cincinnati Roger ha dimostrato che è sempre lì. Anche se non potrà riprendersi la prima posizione in classifica, di certo si candida a possibile vincitore. Anche perchè finale a Toronto e vittoria a Cincinnati ovviamente per lui non bastano: adesso è New York il tempio dove ha il compito di confermarsi. Cominciando il suo rapporto con Annacone, ha dimostrato di aver finalmente capito che il suo problema era tattico. In un’intervista ai tornei americani ha detto che adesso gioca in maniera più aggressiva. ‘Mi sono reso conto’ ha spiegato ‘che spesso mi capitava di trovarmi in difesa anche quando giocavo la prima di servizio. Ora aggredisco di più’. Ed è proprio questo atteggiamento che ho sempre rimproverato a Federer: tirarsi troppo indietro. Solo il fatto che abbia scelto Annacone, uno che da giocatore è sempre stato un grande attaccante, la dice lunga su come Roger intenda modificare il suo tennis”.
Se Federer fin qui ha fatto bene, abbiamo visto invece Nadal un po’ in difficoltà ai due Masters 1000 americani. “Il passaggio al cemento per lui è sempre un po’ traumatico” spiega. “La questione è più atletica che tecnica. A lui piace tantissimo scivolare sulla terra. Sull’erba non lo può fare ma ha l’appoggio molto morbido. Il cemento invece è decisamente più traumatico per le sue articolazioni. Gli piace meno e gli crea più problemi. Sul cemento ha questa storica difficoltà, che si trascina da sempre. Poi, devi muoverti in maniera diversa. E, con quegli spostamenti così estremi, con quei recuperi sempre al limite, è logico che, se l’appoggio è sul duro, la differenza la senti. Inoltre, Nadal non è uno che compensa con il gioco brillante. Lui deve adoperare il suo fisico, sempre”.
Come ha fatto allora a vincere in Australia, sempre sul cemento, due anni fa? “A Melbourne il cemento è un po’ più morbido di quello americano. E poi, c’è anche un clima completamente diverso: molto secco, a differenza dell’umidissima New York. Anche questo potrebbe aver favorito in qualche modo il tennis di Nadal. C’è più vento, le condizioni sono più simili a quelle della sua Maiorca. Inoltre, in Australia Nadal arriva più fresco, dopo il riposo di fine anno. Situazione che, quest’anno a New York, dovrebbe replicarsi, vista la lunga pausa estiva che si è concesso”. Insomma, Nadal resta ovviamente tra i favoriti nonostante abbia un po’ deluso a Toronto e Cincinnati.

I pretendenti
A proposito di questi tornei, Murray ha ritrovato smalto? “Sembra che finalmente abbia deciso di giocare con più aggressività. Il suo tennis così è più redditizio. Di sicuro è in forma. E poi, battere Federer a Toronto gli ha dato una bella dose di fiducia”. Resta il punto di domanda Djokovic. “Gli alti e bassi per il serbo sono diventati una costante. Soprattutto all’interno dei suoi match, nei quali vedi momenti di grande tennis e altri di errori imbarazzanti. In ogni caso, lo Slam è sempre un’avventura con mille punti di domanda, con mille variabili. Al di là della forma dei giocatori, ci sono le condizioni climatiche. Se comincia a piovere dovranno raggruppare le partite. Se fa caldo, ci saranno alcuni giocatori che ne soffriranno di più (è il caso di Djokovic)”.

Le “sorprese”
Fab Four a parte, quali sono i giocatori che potrebbero emergere? “Io dico ancora Berdych. Che abbiamo visto, a Parigi e a Londra, quanto sappia essere pericoloso negli Slam. E’ nei major che riesce a tirare fuori il meglio di sè. E, se è vero che il suo gioco si basa molto su servizio-dritto, il ceko è comunque uno che sa anche giocare a rete, ha un rovescio solido ed è capace di variare, cosa che sul cemento è fondamentale. Un altro nome che farei è Roddick: giocare in casa ti dà sempre una motivazione extra. E gli altri americani, quelli con il servizio che sul cemento può fare molto male: Isner e Querrey, ma anche Fish”.
“Melzer non lo vedo candidato alla vittoria, ma a fare un po’ di strada sì: è pericoloso perchè varia il gioco, si muove e fa muovere bene, e non cede mai. Ma con i top players sembra che non ci creda fino in fondo. Non vedo benissimo invece Soderling. Allo svedese piacciono la scivolata e il campo lento. Sul veloce ha troppo poco tempo per preparare il colpo e lui, con l’apertura molto ampia che si ritrova, arriva spesso in ritardo. Inoltre fa più fatica a muoversi, vista l’altezza”.
Marin Cilic aveva fatto delle gran belle cose sul cemento. Ma da primavera sembra si sia spenta la luce. “Ha cominciato quest’anno alla grande, con vittoria a Chennai e semifinale in Australia. Ma poi ha frenato inspiegabilmente. Aveva preso un ritmo da primi dieci, ma non ha mantenuto le promesse. Un caso che dimostra quanto sia difficile rimanere al top in questo sport. Non lo vedo arrivare in fondo al torneo. Ha una buona prima palla ma la seconda è troppo debole. E’ un altro ‘gigante’, quindi non rapidissimo nei movimenti. E il fisico esile gli provoca difficoltà di resistenza: arrivati al quinto set, difficilmente ha la tenuta atletica necessaria per vincere”.

Infine, i belli e impossibili. “Gulbis continua all’insegna degli alti e bassi. Può battere chiunque se è in giornata, ma non lo vedo in grado di giocare ai suoi livelli massimi per 3-4 match di fila. Tira fortissimo e rischia. E’ difficile mantenere una tattica così per cinque set. Bellissimo da vedere, certo. Ma non punterei su di lui. Un altro bello ma difficilmente vincente è Alexandr Dolgopolov. Il suo gioco è molto aggressivo ma ad elevatissimo rischio. Al meglio dei cinque set, non regge. E’ divertente da vedere, ma il suo tennis è tatticamente troppo pericoloso. Non lo vedo neanche tra i primi dieci del mondo”.
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