Melbourne, tutte le incognite del primo Slam

Rafael Nadal è già da qualche giorno sui campi di Melbourne per i primi allenamenti. Il vincitore della passata edizione sta prendendo confidenza con ambiente e superficie. Il compito per lui è difficilissimo. Più che per chiunque tra gli altri big. Difende il titolo vinto l’anno scorso, e con esso la seconda posizione nel ranking. E soprattutto deve riscattarsi da un finale di stagione deludente e deve tornare a vincere: l’ultimo titolo del suo Palmarès risale a Roma 2008.
Il lungo digiuno di trofei è stato interrotto soltanto dall’esibizione di Abu Dhabi, vinta in finale contro Soderling. Ma alla finale dell’unico torneo vero giocato da Rafa in questo inizio di stagione, quello di Doha, è arrivata l’inattesa sconfitta contro Davydenko. Melbourne significa per Nadal ricordi incancellabili di straordinarie vittorie, ma anche un pesantissimo fardello di punti da difendere e un’immagine vincente da confermare e rievocare. “Non dico certo che vincerò il torneo” ha spiegato Nadal ai giornalisti a Doha, prima di raggiungere Melbourne.
“Non puoi mai saperlo. So però che in queste settimane ho giocato abbastanza bene per ottenere un buon risultato in Australia. Poi, devi vedere le condizioni reali. So che sono pronto per vincere il torneo, so che ho le possibilità per vincerlo. La sola cosa che posso dire è che sto giocando un tennis che mi può permettere di fare risultato. Sono molto competitivo contro tutti i migliori giocatori del mondo e sono felice”. Le motivazioni non mancheranno. Rafa qui in Australia ha moltissimo da perdere. I duemila punti da difendere pesano come un macigno. Difficilmente potrà ambire al sorpasso in classifica di Roger Federer, mentre rischia di scivolare sotto Djokovic anche soltanto con un’eventuale sconfitta in finale. Gli scenari che si aprono sono molteplici.
Ci sono le incognite del primo Slam dell’anno che, tradizionalmente, premia gli outsider. Nel 2008 si era vista l’atipica finale Djokovic-Tsonga. Questo torneo aveva fatto emergere in passato l’allora emergente Marcos Baghdatis (che stanotte ha vinto contro Lleyton Hewitt). L’anno scorso invece in finale erano arrivati i due grandi, i due eterni sfidanti.
Ma soprattutto c’è lo Slam. La formula del “3 su 5″che tende a premiare i più forti, i giocatori più resistenti, quelli con più esperienza. Basta ricordare il Berdych quasi vincitore l’anno scorso contro Roger Federer, che si era trovato sotto di due set con il ceko ma che riuscì a capovolgere il risultato al quinto. Non a caso Davydenko, che di tornei ne ha vinti, e tanti, non ha mai fatto finale in uno Slam. Ma… mai dire mai.
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