Chi è l’astro nascente Chardy: attaccatissimo
alla famiglia, sognatore, ma anche un po’ mago

In due anni Jeremy Chardy è salito di 160 posizioni nella classifica Atp. Il 22enne nato a Pau il 12 febbraio 1987 oggi è al numero 32 del ranking mondiale, dodici mesi fa era al numero 75 e nel dicembre 2007 era soltanto a quota 192. In questi anni il ragazzo ha lavorato sodo, sempre con lo stesso team, e senza spostarsi dalla sua città natale. Nel segno della stabilità e della fedeltà, come sottolinea “L’Equipe”, che lo ha intervistato alla vigilia della ripresa della stagione tennistica. L’obiettivo del 2010, concordato con il suo allenatore Frederic Fontang, è lavorare sulla potenza. “Mi sto concentrando sulla muscolatura” dice “ma non sollevo più pesi dell’anno scorso. Lavoro sul mio fisico in funzione del mio gioco”. Lontano dalla grande città, Parigi, e ancora vicino alla sua famiglia, ha le idee chiare su quello che gli manca per crescere ancora. Dopo essersi confrontato con gli impegni del circuito dei pro, ha potuto rendersene conto con lucidità.
“Fisicamente ho un ottimo margine di miglioramento in tutti i campi” assicura il vincitore di Stoccarda 2009. “Me ne sono reso conto nella passata stagione, quando ho dovuto affrontare più volte match difficili contro i migliori giocatori del mondo. E vedo che ho bisogno di migliorare soprattutto sul piano fisico“.
Intanto Chardy da giovane promessa è diventato un giocatore affermato. E la stagione prossima dovrà essere quella della conferma e del consolidamento. “L’anno scorso era un outsider semisconosciuto” dice il suo coach. “Da ora in poi non sarà più così. Adesso gli altri giocatori conoscono bene il suo tennis. Jeremy dovrà continuare a imporsi, scendere in campo ogni volta per vincere, senza mai pensare di mettersi sulla difensiva”.

Chardy l’alchimista
Tutto cominciò dieci anni fa quando il giovane Jeremy arrivò alla nuova Academy di Frederic Fontang, a Pau. Quello che sarebbe diventato il suo coach fece un regalo alla giovane promessa, come si racconta su un articolo di “Deuce”, sul sito dell’Atp: il romanzo di Paulo Coelho, L’Alchimista, che racconta di un giovane pastore che segue i suoi sogni in terre straniere solo per scoprire che il tesoro che cercava lo aspettava nella sua casa.
Quel libro divenne il preferito di Chardy, non solo per ragione sentimentali, ma anche per i messaggi che trasmette. “Gli ho dato quel libro perchè la vita di un tennista significa viaggiare molto, poter guadagnare tanto, vedere un sacco di posti” dice Fontang, che in passato fu numero 59 Atp. “Ma bisogna sapere che le cose semplici sono anche le migliori. La tua famiglia, i tuoi amici, queste cose sono come una pietra: non si muovono, non cambiano. E ti danno fiducia. Dopo aver capito tutto questo, puoi viaggiare, andare in giro ogni settimana per un nuovo torneo. Penso che sia importante avere questi valori. E’ bene avere dei sogni, nella vita è importante, ma a volte accade che tutto quello che ti serve sia molto vicino a te. Non devi andare a cercare chissà dove”.
La vita del giovane Chardy riflette tutto questo. Il campione francese, che mette la fedeltà e la famiglia sopra ogni altra cosa, ha raggiunto importanti risultati continuando a vivere in una realtà di provincia, nella sua cittadina nel sud-ovest della Francia, evitando la tradizionale strada che passa, per i francesi, dalla Federazione oppure dal Team Lagardère a Parigi.
“E’ molto importante per me stare vicino ai miei”, conferma Chardy, che vive nel paesino di Boeil-Bezing. “Quando non gioco, ho bisogno di tornare a casa per vedere mio padre, mia madre, la mia famiglia. Siamo tutti molto legati”. Anche se i suoi recenti successi gli hanno procurato un bel po’ di benefit, non ha cambiato priorità e abitudini. Dopo aver vinto il suo primo titolo Atp a luglio, a Stoccarda, è passato dalla Clio che aveva ricevuto dal nonno alla Mercedes E350 assegnata dagli sponsor della manifestazione, ma ha conservato la sua prima auto. E quando, questo autunno, è andato a vivere fuori dalla casa dei suoi genitori, ha scelto un posto a soli cinque minuti di distanza per non allontanarsi troppo.

Il fantastico mondo di Jeremy
Fontang è sempre stato al centro della crescita personale e professionale del giovane Jeremy, e intorno a lui c’è un solido gruppo di professionisti con competenze e obiettivi ben precisi. Negli ultimi dieci anni il team si è allargato, per includere tre fiosioterapisti tutti di Pau, Olivier Sourbès, Jean-Jacques Peyroutou ed Etienne Labat, un preparatore atletico del sud della Francia, Alain Jacquet, e un “mental coach”, Jacques Hervet. Tutta la squadra fa aggiornamenti mensili a Pau per discutere come migliorare il livello di Chardy e per stabilire gli obiettivi sui quali lavorare il mese successivo. Ogni due-tre mesi, si incontrano insieme con il giocatore. Fontang e i fisioterapisti si alternano al fianco di Jeremy nei suoi viaggi per tornei. E per lui, Chardy, è molto importante sentirsi parte di una squadra.
Da ragazzo giocava a calcio, e adora la sensazione di far parte di un team. “E’ importante per me avere una squadra” dice “perchè mi dà un senso di sicurezza, di stabilità. Aiuta anche la fiducia, perchè so che tutti quanti fanno del loro meglio per me. Fa bene al mio tennis. Se gioco bene, tutti guadagniamo di più, così penso che sia importante essere sulla stessa barca e lavorare insieme. Abbiamo gli stessi obiettivi. Penso che sia una cosa positiva per tutti”.
Fin dall’inizio Fontang sapeva bene che Chardy aveva l’ateggiamento giusto e il talento necessario per entrare nel circuito dei pro. “Ho visto al primo incontro, al primo allenamento, che lui aveva entusiasmo, buona velocità di gambe, e che il braccio era quello giusto”, ricorda. Chardy viene da una carriera junior di successo: ha vinto Wimbledon e raggiunto la finale agli Us Open per finire come numero 4 tra gli juniores nel 2005, ma aveva dovuto sopravvivere a due anni di frustrazioni nel passaggio verso l’Atp World Tour. Per lui il momento di svolta lo ha segnato il Roland Garros.

Roland Garros 2008, l’impresa
Nel 2006 il pubblico di Parigi aveva visto quasi di sfuggita Chardy quando aveva sconfitto il veterano svedese Jonas Bjorkman al suo debutto in un torneo dello Slam, ma non era preparato a quello che sarebbe successo al suo ritorno, due anni dopo. Dopo una vittoria facile in tre set contro il portoghese Frederico Gil, l’allora numero 145 del mondo aveva sorprendentemente eliminato al secondo turno il superfavorito David Nalbandian, allora numero 7 al mondo, dopo essere andato sotto di due set. Nel terzo set era partito al servizio con uno 0-40. Ma aveva trovato coraggio e determinazione, aveva recuperato lo svantaggio e, dopo aver ceduto le prime due frazioni per 6-3 e 6-4, aveva rifilato un secco 6-2 all’argentino nel terzo. Nel quarto set, i crampi non gli avevano impedito di continuare la sua risalita e infine si era subito preso il suo break in apertura di quinto set per chiudere con un trionfo: il quarto set era andato al francese per 6-1, il quinto per 6-2.
“Non so proprio cosa sia successo”, dice Chardy ricordando quel fantastico momento. “Chiudevo gli occhi. Ogni colpo restava in campo”, dice, ancora incredulo. “Era come in un sogno”.
Ma per il team di Chardy quel risultato non era poi così soprendente. Avevano visto i miglioramenti del giocatore nei mesi che precedevano lo Slam del rosso, soprattutto nel Challenger di Marrakech, dove Jeremy aveva conquistato l’accesso in finale, cedendo soltanto a Gael Monfils, e con un punteggio emblematico: 7-6 7-6. Dopo Nalbandian, al Roland Garros aveva vinto anche contro “Cavallo pazzo” Tursunov in tre set e si era arreso soltanto al professionista del rosso Nicolas Almagro ai sedicesimi.

Precisione, potenza, attacco
Dopo il Roland Garros, Chardy ha lavorato tanto sulla precisione, sulla potenza e sul gioco di rete. Ha raggiunto la sua prima finale di un Master Atp a febbraio, a Johannesburg, dopo aver sconfitto David Ferrer prima di cadere davanti a Tsonga. E cinque mesi più tardi, è arrivato il successo a Stoccarda. A questo punto, da numero 32 del mondo, è sicuro di approdare a Melbourne come testa di serie. “Credo di aver avuto una stagione grandiosa”, dice. “A inizio anno il mio obiettivo era arrivare nei primi 50. L’ho raggiunto in un paio di mesi. Volevo sempre di più, è naturale”.
Con l’appoggio di Fontang, che paragona il gioco di Chardy a quello versatile e di attacco di Roger Federer, la crescita di Jeremy è in buone mani. “Per un giocatore di tennis come lui, si va avanti un passo dopo l’altro” dice. “Per me, questo è importante perchè significa che la crescita è solida”. Fontang considera il buon carattere di Chardy come parte integrante della sua storia di successo “in famiglia”, ma ritiene anche che il francese “sempre carino e sempre sorridente” potrebbe trarre beneficio pure adottando una mentalità più aggressiva quando scende in campo. “Ha bisogno di credere che lui ha i colpi giusti quello che gli serve per arrivare al prossimo gradino, stare nei top 20″. Imparare a controllare il suo atteggiamento mentale, fra l’altro, potrebbe anche tornargli utile per il suo futuro: Chardy da sempre sogna di diventare un attore.
URL breve: http://www.specialetennis.com/?p=2888
























Scrivi una replica