Safin se ne va. Sotto i riflettori

Ha salutato il tennis abbracciando i suoi amici più cari del circuito. A dire addio, o forse arrivederci, a Marat Safin sono arrivati, dopo il suo ultimo match perso con del Potro, Gilles Simon, Novak Djokovic, Albert Costa, Ivo Karlovic, Tommy Robredo, e molti ancora. Altri, come Rafael Nadal, Roger Federer, Richard Gasquet, non erano presenti di persona (Nadal doveva scendere in campo subito dopo per la sua maratona con Almagro, e quindi la sua assenza era pienamente giustificata) ma gli hanno mandato messaggi video che sono stati proiettati sul maxischermo nella cerimonia d’addio. E naturalmente, ad abbracciarlo nella sua ultima apparizione sul circuito dei pro, c’era Juan Martin del Potro, che un attimo prima lo aveva sconfitto in una onorevolissim partita.
Se ne va così, da personaggio come è sempre stato in tutta la sua carriera, con i riflettori addosso, il “Cavallo pazzo” del court. “Non c’è stato un momento in particolare da ricordare della mia carriera”, ha detto Safin. “I momenti belli sono arrivati in differenti periodi. A cominciare dal 1998, con il Roland Garros, quando, venuto dalle quali, ho sconfitto Agassi e Kuerten per perdere da Pioline. E naturalmente, poi, il trionfo agli Us Open del 2000. Non ho vinto tantissimi titoli, soltanto 15, e non tanti major. Ma i momenti speciali li ho avuto. Tanti pensano che io non sono uno che lavora tanto sul campo, ma potete chidere a tutti i miei coach quanto mi sia dedicato al tennis. Ho lavorato per il tennis, ho sempre lavorato molto duramente”.
“Quando ho cominciato a giocare nei tornei Atp” racconta del Potro “l’ho incontrato e gli ho detto che lui era il mio idolo. Dopo di allora, abbiamo sempre avuto un bel rapporto. E’ molto amichevole e parla spagnolo. E’ una grande persona. Ci mancherà nei tornei”.
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