Mosca, il ritorno del guerriero Marat

Eccola, l’ennesima conferma: il tennis? Uno sport da matti. Guardate un po’ se non è così. 9 ottobre, Nadal distrugge Safin 6-3 6-1 ai quarti del torneo di Pechino. 18 ottobre, Davydenko batte (senza grandi difficoltà) Nadal 7-6 6-3 in finale a Shanghai. 21 ottobre: Safin, nel suo ultimo torneo in terra di Russia, alla Kremlin Cup di Mosca, elimina il tennista forse più in forma del momento, giustiziere di Rafa solo pochi giorni fa, Nikolay Davydenko: 4-6 6-4 6-1. Il tennis è uno sport di un altro pianeta. Bello per questo. Imprevedibile, ineguagliabile, irresistibile.
Sono troppi i fattori che contano in un match per poter fare previsioni, per poter dare per scontate vittorie, sconfitte, trionfi. Inutile, il tennis di regole non ne ha. Non basta la concentrazione: ci vogliono anche gambe e colpi incisivi. Non basta la profondità dei vincenti: servono anche testa e prontezza di riflessi. Insomma, è lo sport più da pazzi del mondo.
E così, può anche succedere che il redivivo Marat Safin, il talento pigro ormai nel suo finale di carriera, che sembra in vena soltanto di stanche esibizioni, sfoderi di nuovo gli artigli e mandi a casa, in un appassionante derby, l’eroe del momento, l’uomo delle fatiche detto Kolya, quello che rema, che pedala, che corre e che suda come nessun altro. Così, a distanza di una decina di giorni da quella cerimonia d’addio che a Pechino lo aveva quasi commosso, Marat urla al mondo che non è finito. Anche se questa è la sua ultima stagione da giocatore nel circuito dei pro. Anche se è stato proprio lui a decidere di chiudere quest’anno con la racchetta, di fare altre esperienze, di lasciare uno sport, come ha sottolineato più volte lo stesso Marat, che ti divora, che ti prende tutto, che non ti lascia spazi. Uno sport crudele, cattivo, disumano. Meraviglioso.
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Bellissimo articolo. Quasi, girandomi attorno, sembrava avessi sognato. Perchè in pochi hanno narrato della magnifica e surreale prova di forza, e veemente dimostrazione (inutile quanto si vuole) di Marat. Demolito Davydenko, lo stesso fantasmino imbattibile per i due aspiranti al trono, l’iberico frullante e il serbo macchinoso. Solo una settimana fa. Un quasi ex che piega il giustiziere dei numeri due e tre al mondo. Al di là della pochezza degli attuali tennisti di vertice, c’è poco da poter capire. Non c’è nulla di razionale, ma solo un filo di follia inspiegabile, che lega il tutto. Saluti.
Ti ringrazio. Ritengo che questi siano i fatti che rendono irresistibile il tennis. E mi sembra proprio che in questo sport ce ne siano tanti.