Bolelli: così voglio conquistare l’America
L’INTERVISTA
Simone (Bolelli) va veloce. In tutti i sensi. Va a giocare sul veloce negli Stati Uniti. Dice sì a Ximena nella sua Budrio e non si prende, non diciamo il tempo per il viaggio di nozze, ma neanche qualche giorno per festeggiare. E vola in Germania per giocare la serie A, subito prima di decollare per il tennis made in Usa. Vuole dare una svolta alla sua carriera, e ha trovato l’uomo giusto per farlo, Riccardo Piatti.
Sarà lui ad accompagnarlo in un viaggio alla ricerca del salto di qualità verso il paradiso del tennis. Sì, perchè ormai Simone deve giocare il tutto per tutto se vuole davvero fare un balzo verso i vertici della classifica mondiale. A Umago ha fatto le prove generali, in occasione del rientro in campo dopo i malanni alla schiena. Ma adesso, sul cemento americano, il gioco si fa duro davvero.
L’ERA PIATTI
Simone non può più permettersi di perdere tempo. E lo sa bene. L’ho sentito proprio ieri, il giorno del suo matrimonio, mentre era ancora a Budrio, poche ore dopo aver detto sì, già col biglietto in tasca per prendere l’aereo. E con le idee ben chiare.
“Con Riccardo si lavora bene. In queste settimane abbiamo fatto le prove per verificare l’intesa. Fino agli Us Open lavoreremo insieme, poi decideremo sul da farsi”. “Ma le basi per continuare anche dopo Flushing Meadows ci sono”, aggiunge papà Daniele. Che cosa ha imparato Simone da questo primo contatto con Piatti? “Che in partita devi avere un gioco molto ordinato, non sbagliare le scelte. La gestione del match deve essere prima di tutto razionale. Le parole d’ordine in campo? Molto semplici, quasi scontate: niente errori gratuiti, e poi lottare su ogni palla”.
L’INFORTUNIO E’ ALLE SPALLE
Facile, no? Intanto, il controllo dei nervi Simone è riuscito a tenerlo la settimana scorsa, a Umago, nel suo match contro Ruben Ramirez Hidalgo (ricordate? Prorio quello che aveva rischiato di eliminare Federer a Montecarlo 2008), vincendo un tie-break tiratissimo, e impegnando poi uno splendido Nikolay Davydenko, ritornato alla grande fra i top ten proprio al termine del torneo croato. “Venivo da un periodo difficile per l’infortunio alla schiena. Sono molto soddisfatto per come sono andate le partite. Sono riuscito a non mollare mai e a dare il massimo. E’ quello che ho imparato in queste settimane. Ed è la mentalità giusta per vincere”.
DAVIS E… DONNE
La stessa che servirà per fare il miracolo in Coppa Davis a settembre, contro l’agguerritissima Svizzera di Roger Federer e di Stanislas Wawrinka. “E’ chiaro che noi partiamo sfavoriti” dice. “Speriamo che Federer arrivi stremato dopo le fatiche degli Us Open… A parte gli scherzi, una competizione a squadre è sempre un’incognita. Noi abbiamo dalla nostra il vantaggio di giocare in casa. Io personalmente, ma anche i miei compagni, andremo in campo per divertirci. L’esperienza ci insegna che in Davis non c’è mai nulla di scontato. E poi, dobbiamo recuperare una volta per tutte il terreno perso nei confronti delle donne…”. Che si giocheranno la finale di Fed Cup a novembre in Sicilia, contro gli Stati Uniti delle sorelle Williams. Proprio strano il tennis: l’Italia maschile incontra il numero 1 del mondo, quella femminile affronta le sorelle che da sempre sono ai vertici di questo sport, Venus e Serena. Stessa situazione, una piccola differenza però: gli uomini si giocano il ritorno nel paradiso della serie A, le donne il titolo di campionesse del mondo. Altro che gap da recuperare, per i maschietti.
COMPITI DELLE VACANZE
Simone ce la sta mettendo tutta per farlo. Prima di Umago ha passato un bel po’ di giorni sui campi di Montecarlo in compagnia di Piatti, per imparare a chiudere meglio il colpo e a dare la giusta rotazione alla palla. “Che tu sia sul cemento o sul rosso, sull’erba o sul sintetico, devi avere la tua tecnica, il tuo tennis, il tuo stile, da imporre comunque, a prescindere dalla superficie e dall’avversario”. In fondo, non è quello che fanno i grandi?
Già, a proposito di grandi: ma che succede a Rafael Nadal? “Non c’è proprio niente di strano nella sua vicenda. Ha avuto un infortunio, come accade a chiunque. Ma tornerà a giocare esattamente come prima, una volta che avrà recuperato. Lui e Federer sono indiscutibilmente i migliori. Gli stessi Murray e Djokovic, pur grandissimi, non riescono ad avere la costanza e la tenacia che hanno Rafa e Roger”. Irraggiungibili? Molto di più. Masters. E, naturalmente, Slam.
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