Wimbledon e i sudditi di Sua Maestà
Al Roland Garros aveva scherzato (ma che simpaticone) dicendo: può esserci qualcuno che mi batte per dieci volte di seguito? E aveva anticipato che, alla prossima, si sarebbe dovuto chiedere: può qualcuno battermi per undici volte di seguito? Stiamo parlando di Robin Soderling quando incontra Roger Federer. E’ tra i pochi, lo svedese dagli occhi di ghiaccio, che, anche dopo la crisi (e la risurrezione) dello svizzero, nei confronti di Sua Maestà ha mantenuto quell’atteggiamento di vassallaggio e timore reverenziale che avevano tutti (tutti? Tutti, tranne uno) prima della caduta.
Tutti, allora, entravano in campo, quando c’era lui, convinti di perdere di fronte a cotanto splendore, cotanta eleganza eccetera eccetera. Poi, è arrivato Nadal. Poi, c’è stata la mononucleosi. Poi, c’è stato il Roland Garros 2008. Wimbledon 2008. La stagione americana disastrosa (ops, a parte gli Us Open ovviamente).
Insomma, nel suo anno più brutto tanti si sono accorti che sì, Roger si poteva battere. Se ne sono accorti Djokovic e Murray ma anche Gonzalez e Fish. Tranne lui, il supertradizionalista Robin Soderling. Lui, quando in campo c’è Roger, cade nella più bieca ammirazione del più grande mai esistito. Del migliore. Del (vero) numero 1. E anche l’astio con cui gioca contro Nadal sembra confermarlo.
Sembra il devoto più devoto della fede al dio Roger. Anche stavolta non si è smentito. Ha perso per l’undicesima volta (6-4 7-6 7-6). Perderà per la dodicesima, per la tredicesima… State tranquilli, il Re è salvo. D’altra parte, siamo a Wimbledon. Dove regna Elisabetta.
URL breve: http://www.specialetennis.com/?p=1127















Scrivi una replica